Nei colori del giorno
Giugno 7, 2007
“Il paesaggio, per quanto piatto, si inarcava stringendosi tanto vicino all’eroe da sembrare quasi volerlo schiacciare”.
La frenesia mattutina, la dilagante quotidianità, gli occhi inespressivi, il desiderio superficiale, l’oggetto imperante, e ancora “la città, le piazze e i ponti, le banchine e i sottopassaggi, i campi sportivi e le notizie, le campane e gli affari” è tutto quello che abbiamo deciso di chiamare realtà.
Tutto reclama un’incondizionata riconciliazione.
Molti artisti hanno concentrato gran parte della loro produzione su un unico soggetto, generalmente sono coloro che dirigono la loro attenzione non tanto alle regole della visione, ma piuttosto a quelle della”mente”(se è possibile considerare le due cose separate). Cézanne ha dedicato buona parte dei suoi lavori alla montagna Sainte-Victoire. Allontanatosi dalla smania impressionista per l’attimo fuggevole, vuole liberare la pittura dal dovere di “rappresentare”. Vengono così eliminati il disegno e la linea, ed è il modulare del colore a realizzare l’opera.
Peter Handke ripercorre i passi di Cézanne non tanto ricercando i motivi dei suoi dipinti, fra l’altro mutati nel tempo, ma il sapore della montagna, e quel valore di eternità, di “costante”, di strutturalmente definito oltre il tempo e lo spazio, che il pittore è riuscito a fissare nelle sue opere.
Viene annullata la linea “e si osserva fino a che restano soltanto i colori: le forme seguono”. Non solo nei dipinti, ma anche nelle case, nel bosco, negli animali, nei pensieri, nei ricondi; si fondono in una gradazione di colore “che separa di netto e che collega”.
La perduta fugacità, le infinite possibilità, il silenzio eloquente, la fantasia concreta, e ancora, la sorgente, gli uccelli, i tronchi di betulla, la campagna verde e il bosco invitante.
Sovvertita o riacquistata la realtà?.
“Il mondo(..)estesamente concavo, sollevava dall’oppressione e ripensava liberamente il corpo”.